di Agostino Bureca
di Pietro Graziani
di Fabio Grasso
di Walter Tocci
di Massimo Severo Giannini
Pubblicazioni Scientifiche e Riviste BU Legale Giuffrè Francis Lefebvre S.p.A.
Manzoni, Melville, Cesare Brandi, Verga, Graham Greene c’è pure Italo Insolera, le opere raccolte in due edizioni di complessivi sei libri di Sciascia, un ultimo uscito Oscar di Ovidio ed i quattro volumi dei Quaderni Gramsciani. Uno SCAFFALE, per quanto disordinato debba fatalmente essere è il luogo che riflette il tempo delle nostre riflessioni; gli interessi che attraversiamo e quelli che nel permanere continuo hanno il ruolo di una tutela letteraria. Non è la biblioteca che possiede il vano intento di racchiudere un brano compiuto di sapere! Lo SCAFFALE è il momento di continuità pubblica e privata che proietta la nostra mente verso lo spazio del diletto e della conoscenza. È questo dunque il luogo del lavoro, il momento interrotto ed informale dove i materiali si sovrappongono con logiche mentali apparentemente irrazionali che appartengono alla più disordinata creatività ed alle sollecitazioni del sociale.
Qui andranno a finire brani e documenti di una officina in stato di continua fabbricazione: dalle scansioni del celebre articolo di Massimo Severo Giannini sui Beni Culturali alla recensione del libro di Walter Tocci. Non sapremo se ciò causerà loro (ai testi non ai loro autori) dispiacere o fastidio. Troveranno vicinanze che non hanno scelto, come del resto capita spesso negli scaffali domestici che a volte associano personalità letterarie contrastanti come Balzac e Tolstoj, come Dostoevskij e Turgenev. Non ce ne dovremo fare un problema perché tutto questo appartiene alla vita misconosciuta di un libro che nasce in un certo modo, migra nel tempo e negli spazi della memoria che risiede materialmente nel fogliame ordinato, composto e rifilato di una natura magica per trasferire pensieri, sensazioni e ragionamenti da una mente a molte altre diverse e forse anche opposte. Viaggia dalla vaghezza delle idee alla trappola materiale della “frase” in un ecosistema che da quando è mondo si è preso la briga di condannarci ad una ipotesi di sublime coscienza.
Manzoni, Melville, Cesare Brandi, Verga, Graham Greene c’è pure Italo Insolera, le opere raccolte in due edizioni di complessivi sei libri di Sciascia, un ultimo uscito Oscar di Ovidio ed i quattro volumi dei Quaderni Gramsciani. Uno SCAFFALE, per quanto disordinato debba fatalmente essere è il luogo che riflette il tempo delle nostre riflessioni; gli interessi che attraversiamo e quelli che nel permanere continuo hanno il ruolo di una tutela letteraria. Non è la biblioteca che possiede il vano intento di racchiudere un brano compiuto di sapere! Lo SCAFFALE è il momento di continuità pubblica e privata che proietta la nostra mente verso lo spazio del diletto e della conoscenza. È questo dunque il luogo del lavoro, il momento interrotto ed informale dove i materiali si sovrappongono con logiche mentali apparentemente irrazionali che appartengono alla più disordinata creatività ed alle sollecitazioni del sociale.
Qui andranno a finire brani e documenti di una officina in stato di continua fabbricazione: dalle scansioni del celebre articolo di Massimo Severo Giannini sui Beni Culturali alla recensione del libro di Walter Tocci. Non sapremo se ciò causerà loro (ai testi non ai loro autori) dispiacere o fastidio. Troveranno vicinanze che non hanno scelto, come del resto capita spesso negli scaffali domestici che a volte associano personalità letterarie contrastanti come Balzac e Tolstoj, come Dostoevskij e Turgenev. Non ce ne dovremo fare un problema perché tutto questo appartiene alla vita misconosciuta di un libro che nasce in un certo modo, migra nel tempo e negli spazi della memoria che risiede materialmente nel fogliame ordinato, composto e rifilato di una natura magica per trasferire pensieri, sensazioni e ragionamenti da una mente a molte altre diverse e forse anche opposte. Viaggia dalla vaghezza delle idee alla trappola materiale della “frase” in un ecosistema che da quando è mondo si è preso la briga di condannarci ad una ipotesi di sublime coscienza.
di Agostino Bureca
di Pietro Graziani
di Fabio Grasso
di Massimo Severo Giannini